Identificare le farfalle d'Italia: i Papilionidi

La famiglia dei Papilionidi annovera le specie tra le più belle e conosciute al mondo. Molte, infatti, presentano combinazioni di colori molto sgargianti. Tanto quanto la colorazione, risulta spesso impressionante l'apertura alare: ad un papilionide tropicale spetta infatti l'apertura alare più grande tra tutte le farfalle conosciute. In Italia questa famiglia è rappresentata da sole 9 specie la cui apertura alare è generalmente di medio-grandi dimensioni.

Il dimorfismo sessuale non è molto evidente, in quanto maschi e femmine vantano il medesimo schema di colori. Va comunque detto che le femmine tendono ad essere più grandi dei maschi e presentano di solito un addome più panciuto.

La farfalla più rappresentativa di questa famiglia è sicuramente il macaone (Papilio machaon), considerata da molti un vero e proprio simbolo di bellezza. Personalmente, mi piace pensare che ogni lepidottero sia bello a modo suo; ogni specie ha infatti le sue caratteristiche che lo rendono unica rispetto alle altre... ma non divaghiamo! Vediamo ora, passo-passo, come riconoscere in modo efficace i Papilionidi italiani.

Papilio machaon e Papilio hospiton
Mi pare giusto iniziare con il conosciutissimo P. machaon. Attraverso la penisola italica la specie vanta un certo status di unicità; detto con altre parole significa che, nell'ambito del suo areale, non è possibile confonderlo con altri rappresentanti della stessa famiglia. Tuttavia il discorso cambia se attraversiamo il mare per raggiungere la Sardegna. Qui, così come in Corsica, troviamo un endemita esclusivo dell'isola: il P. hospiton, comunemente conosciuto come ospitone o macaone sardo.

Tav. 1a

Di primo acchito sembrano uguali; stesso schema di colori, stessi disegni. Tuttavia, ad uno sguardo più attento, la differenza tra le due specie risulta facile da constatare. Sul lato superiore i caratteri distintivi più affidabili sono sull'ala posteriore. In P. machaon, sull'angolo interno, vi è una macchia ocellare rossa ben marcata, spolverata di azzurro sul lato rivolto verso la base (1). Nel congenere sardo la macchia rossa è decisamente meno estesa e, in un certo senso, pare eclissata dalla macchia premarginale nera (3). Tratto distintivo dei due Papilio sono le code. Questa è relativamente lunga in P. machaon (2). Quella del P. hospiton è più corta (4).

Tav. 1b

Il lato inferiore di entrambe le specie ricalca in gran parte la colorazione di quello superiore. In questo caso un carattere affidabile può essere facilmente individuato sull'ala anteriore. Laddove in P. machaon la fascia submarginale è piuttosto diritta e poco ondulata (1), in P. hospiton è fortemente dentellata (3). La macchia rossa presente sull'angolo interno dell'ala posteriore di P. machaon è rotonda (2), mentre quella del P. hospiton è di dimensioni molto ridotte (4).

Il P. machaon condivide parte del suo areale con P. hospiton. Talvolta può accadere che le due specie possano accoppiarsi, generando ibridi non fertili con caratteristiche intermedie.

Iphiclides podalirius e Papilio alexanor
I macaoni non sono gli unici Papilionidi ad avere code e disegni neri su fondo giallo. Andiamo ora ad analizzare l'I. podalirius e il P. alexanor che, seppur di aspetto vagamente simile, appartengono a due generi distinti.

Tav. 2a

I. podalirius ha una colorazione di fondo giallo pallido, con bande nere molto marcate. Sua caratteristica peculiare sono le bande submarginale e marginale, separate da una sottile linea chiara (1). Nell'alexanor le due bande dell'area marginale esterna sono nettamente più spaziate (4).

Sull'ala posteriore troviamo altri caratteri distintivi interessanti. Al centro dell'ala di P. alexanor vi è una macchia discale nera di forma allungata (5), assente nell'altra specie. L'area marginale di I. podalirius è caratterizzata da un'ampia macchia nera marginale, adornata da lunule azzurre (2). Nel P. alexanor le lunule sono sostituite da ampie macchie gialle, distribuite lungo l'area marginale (6). Ultimo carattere da tenere in considerazione è la macchia ocellare localizzata nell'angolo interno: in I. podalirius è nera, con leggera spolveratura azzurra all'interno, e confina con una ben evidente macchia arancione (3). Nel P. alexanor è rappresentata da una macchia rossa, più simile a quella di P. machaon (7).

Tav. 2b

Anche in questo caso il lato inferiore delle ali ricalca la colorazione del lato superiore, seppur con non trascurabili differenze. Nell'area centrale dell'ala posteriore ritroviamo il carattere della macchia centrale di P. alexanor (2), utile per una immediata distinzione. Nell'I. podalirius abbiamo due bande nere ravvicinate che si estendono dal margine costale e lungo l'area centrale. Sul lato interno della banda più esterna vi è un orlo arancione chiaramente visibile (1).

Zerynthia polyxenaZerynthia cassandra
Fino a qualche anno fa si credeva che in Italia volasse solamente la Z. polyxena, assolutamente inconfondibile rispetto a tutte le altre farfalle conosciute per la fauna italiana. Recenti studi hanno tuttavia accertato l'esistenza di due specie ben distinte: Z. polyxena, diffusa dalla Francia fino alla Russia centrale, e Z. cassandra, limitata all'Italia peninsulare. In Liguria, nei pressi del Mt. Beigua, sembra che vi sia una zona di contatto tra le popolazioni delle due specie.

Sia la polissena che la cassandra sono facilmente riconoscibili rispetto alle altre farfalle, grazie alle loro caratteristiche trame di disegni neri su fondo giallo. La musica cambia quando si rende necessario capire se quella che abbiamo di fronte è una cassandra piuttosto che una polissena. Il primo dato da tenere in considerazione è relativo alla località: le due zerinzie sono infatti separate idealmente dal fiume Po laddove la polissena si trova a Nord, mentre la cassandra è limitata dalla sponda Sud del suddetto fiume. Quindi, ad esempio, esemplari trovati in Lazio andranno riferiti a Z. cassandra mentre, esemplari trovati in Friuli, andranno riferiti a Z. polyxena.

Tav. 3

Avendo ben presente il dato fondamentale della località, è comunque possibile avvalersi della colorazione del lato superiore come elemento utile all'identificazione. A tal proposito, secondo le osservazioni di Enrico Gallo, l'unico carattere affidabile per riconoscere le due specie risiede sull'ala posteriore. Di fatto, in Z. cassandra, la macchia nera che si estende dalla base e prosegue lungo il margine anale e presenta una netta rientranza sul lato più esterno (2). Nella specie sorella questa macchia di solito ha un confine più regolare, senza rientranze (1). Può tuttavia accadere che in alcuni individui di Z. polyxena sia riscontrabile il carattere della Z. cassandra.

Il lato inferiore delle ali riprende a grandi linee la colorazione di quello superiore, con un numero maggiore di macchie e disegni rossi (3 e 4).

Tav. 4

Se consideriamo le Zerynthia in un contesto europeo si può constatare come individui dell'una e dell'altra specie risultino praticamente indistinguibili, senza possedere la certezza del dato di località (1). Nella Tav. 4 è figurato un esemplare femmina di Z. polyxena proveniente dalla Cecoslovacchia, confrontato con un tipico maschio di Z. cassandra. In questo caso il carattere della colorazione non può essere considerato valido.

Per quel che riguarda i maschi risulta decisiva per il riconoscimento la morfologia dalle valve degli apparati genitali. Come spiega Tristan Lafranchis nel suo libro sulle farfalle d'Europa è possibile osservare sul campo, per mezzo di una lente di ingrandimento, gli apparati genitali, senza arrecare alcun danno all'individuo.

In Z. polyxena le valve appaiono come mozze, con margine seghettato, mentre in Z. cassandra sono appuntite. Nella foto qui sotto è visibile la parte terminale dell'addome di un maschio di Zerynthia proveniente dal Friuli. Le due valve sono mozze e terminano con un margine seghettato: si tratta quindi di Z. polyxena.

Ingrandimento dell'estremità addominale di Z. polyxena.

Parnassius apollo e Parnassius phoebus
Nelle aree di alta montagna volano tre specie dalle ali prevalentemente bianche e dal corpo alquanto peloso: si tratta di farfalle del genere Parnassius. Le uniche presenti in Italia possono essere facilmente distinte l'una dall'altra.

Tav. 5

Due sole specie di Parnassius presentano macchie rosse orlate di nero sull'ala posteriore. Tali macchie possono variare in ampiezza e tonalità di rosso o di arancione. Il carattere utile al riconoscimento va cercato sull'ala anteriore dove la macchia postdiscale, vicino al margine costale, risulta completamente nera in P. apollo (1) e con centro rosso in P. phoebus (3). Inoltre, verso il margine interno dell'area centrale, vi è una grossa macchia nera. Questa macchia è sempre presente in P. apollo (2), mentre può essere presente (vedi Tav. 6) o quasi assente in P. phoebus (4).

Un dato accessorio, seppur variabile, può essere ricercato nelle robuste antenne: in P. apollo sono generalmente grige, con anellature poco evidenti. In P. phoebus le antenne tendono ad essere marcatamente anellate di nero (vedi Tav. 5).

Parnassius mnemosyne e altri Parnassius
Il P. mnemosyne è di dimensioni più piccole rispetto ai congeneri e non presenta alcun disegno rosso. Per questo motivo la specie è facilmente riconoscibile rispetto agli altri Parnassius italiani.

Tav. 6

Se è vero che nei P. mnemosyne si riscontra una certa variabilità nell'estensione dei disegni neri, questi non sono mai abbinati a macchie ocellari dell'ala posteriore, sempre osservabili in P. apollo e P. phoebus (vedi Tav. 6).

Il caso del pieride Aporia crataegi
Spendiamo adesso qualche parola sul confronto tra due specie relativamente simili ma, allo stesso tempo, molto diverse. Bisogna infatti ammettere che P. mnemosyne e il pieride A. crataegi condividono il fatto di avere ali prevalentemente bianche con nervature nere evidenti. Anche l'apertura alare è complementare e, in volo, appaiono praticamente uguali. Per distinguerle basta seguire la seguente regola: Parnassius = ali con macchie nere, Aporia = ali completamente prive di macchie nere.

Confronto tra P. mnemosyne e A. crataegi.


Note:
- Le immagini di Tav. 1a e Tav. 1b figurano un esemplare di P. hospiton della coll. Grillo, conservato presso il Museo di Storia Naturale "G. Doria".
- Le immagini di Tav. 2a e Tav. 2b figurano un esemplare di P. alexanor della coll. Grillo, conservato presso il Museo di Storia Naturale "G. Doria".
- Le immagini di Tav. 3 e Tav. 4 figurano esemplari di Zerynthia della coll. Grillo, conservati presso il Museo di Storia Naturale "G. Doria".
- L'immagine di Tav. 6 figura un esemplare di P. mnemosyne della coll. Grillo, conservato presso il Museo di Storia Naturale "G. Doria".
- L'immagine di confronto tra P. mnemosyne e A. crataegi figura un esemplare maschio di A. crataegi della coll. Storace, conservato presso il Museo di Storia Naturale "G. Doria".

Ringrazio Enrico Gallo che, con pazienza ed entusiasmo, mi ha aiutato a selezionare gli esemplari di Zerynthia utili ai fini di questo post.

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